Milano Arrogancia

Sono appena tornato da un breve viaggio a Valencia dove sono stato qualche giorno in occasione del matrimonio di un amico. Valencia è una città sospesa in un inaspettato equilibrio tra la tersa eleganza di un passato che ancora si sente tra le vie del centro e una continua tensione verso un progresso costante che sfuma delicato verso il mare in un susseguirsi elegante di robotiche sinuosità che sembrano tuffarsi e riemergere dal terreno. Una città che mi ha colpito fin dal primo giorno passato in bicicletta tra le rive del suo parco che la attraversa e la solca come un tempo faceva il suo fiume. Un’altra città che, con il suo fascino e il suo respiro, incrina ancora di più il delicato rapporto che ormai mi lega a Milano. Un tempo ogni mio ritorno era caratterizzato da un velato sorriso nel sapermi di nuovo a casa. Oggi invece il ritorno si fa triste e il bagaglio che mi porto dietro diventa sempre più gravoso. Milano mi sembra così piccola e inspiegabilmente arrogante. Arrogante negli sguardi delle persone, nel traffico, nei tempi e nei ritmi di lavoro. Arrogante nei prezzi delle case, nei conti delle cene, negli affitti, nei vestiti, nei cocktail e nella cultura. Arrogante con l’ambiente, con la gente, con gli stranieri. Arrogante nei politici che a stento e con imbarazzo la governano. Arrogante nei modi di fare, nei gesti, negli spazi. Un’arroganza ingiustificata che stringe Milano in una morsa per me claustrofobica che si fa dolce solo nel pensiero di quello che mi lega a questa città. E’ solo grazie alle persone che la abitano e che intrecciano la loro vita con la mia che ancora riesco a godere della mia città. Eppure, ogni volta che parto, Milano mi sembra sempre di più un puntino grigio sperso per l’Europa e, a volte, sapere che tutto quello che amo si trova in mezzo non basta per farmi sorridere al mio ritorno.
