A Street Odyssey

street odyssey
2007: A Street Odyssey
Introduzione al catalogo della mostra “Street Up”.

Street Up, è la strada che sale. Un gradino più in alto nella lunga ascesa dell’arte verso il suo pubblico. Nell’era della cultura di massa e della saturazione dei Media è necessaria un’operazione di demolizione del piedistallo dell’arte contemporanea. Dell’arte intesa come criptica indagine interiore di un sé mascherato e camuffato. Il cui significato cade tra le mani capaci di critici che, come abili chimici, preparano intrugli colorati per dare significati a significanti auto referenziali. La ricerca dell’ orecchio perduto di Van Gogh da appendere in salotto come feticcio di un’arte per pochi intenditori è volta al termine. L’arte ora deve vibrare fra le strade arrivare a tutti perché tutti hanno il diritto di viverla. L’artista oggi deve dimostrarci di sapersi confrontare con tutto quello che lo circonda. Dal senso della vita ai pali del semaforo. Con intelligenza e sensibilità popolare. Producendo sempre qualcosa di assolutamente straordinario. Inaspettato. Che salti fuori all’improvviso. Come la luce del Caravaggio. O il monolito abbagliante di 2001: Odissea nello Spazio dove il blocco di pietra nero che irretisce i suoi spettatori-astronauti con la sua imponenza e i suoi rumori acuti, diventa un’opera d’arte site-specific che interagisce con il proprio pubblico catturandolo in un contesto di fruizione inaspettato. Ma perché allora chiudere il monolito della street art in un museo di arte contemporanea come il PAC o in una galleria? Perché sciogliere la street art dal suo potere post-situazionista di capovolgere spazi urbani e trasformarli in opere d’arte decontestualizzate? Perché questa è l’obversione dell’arte contemporanea. Dell’arte che come l’anima infelice di Sartre ritrova se stessa dopo un lungo percorso hegeliano fuori da sé. E’ l’odissea della strada che ha arricchito l’arte contemporanea di quella forza comunicativa che si era perduta nei meandri vertiginosi dell’arte d’elite e negli abissi silenziosi dell’arte concettuale. Tanto da trasformare una mostra in un happening capace di coinvolgere 60.000 spettatori . Questa è Street Up. Il dolce approdo dell’arte contemporanea in un immaginario nuovo dove l’energia della strada si trasforma in energia comunicativa, re-inventandosi in un melting pot di stili. E’ la rimescolanza del messaggio che si fa media passando dal disordine ad un ordine che fonde colori ed elementi in un ibrido dall’estetica pop e dai contenuti post-situazionisti. I colori squillanti delle tele si uniscono alla volontà di tornare ad agire sul reale urbano attraverso un’intelligenza ludica in costante confronto con il contorno quotidiano alla ricerca di un détournement, di una situazione nuova, artefatta, trasformata. Lo spettatore, come il passante della strada, si trova così attore di un gioco artistico all’interno del quale viene inglobato. Le installazioni di ivan, dal juke box alle scaglie poetiche, fanno parte di uno “spettacolo integrato” che, tanto nella strada quanto nella galleria, rapisce il suo spettatore e lo invita a “giocare” dell’arte.
Street up è qui intesa come la con-fusione creativa che annulla l’horror vacui di pareti bianche e strade grigie in un delirio di colori, immagini e significanti di un significato unico nato dalla matrice comune della strada e cresciuto tra le dinamiche stimolanti della città, alla ricerca di un’arte viva che affabula e irretisce. L’energia della street art, qui rappresentata da nove esponenti della corrente italiana, deriva proprio dalla capacità di racchiudere all’interno di un unico contenitore espressioni artistiche differenti. I sorrisi timidi delle tele di Nais e le sfumature poetiche delle illustrazioni di Sonda si incontrano con i puppets rock star di Tvboy e gli scarafaggi urbani di Pus, perché la street art è fatta da artisti, di campi differenti, che usano la strada come proprio spazio artistico adattando il proprio mezzo di comunicazione a nuovi contorni urbani. Le sculture di Pao si mescolano ai graffiti-logo di Bo130 e Microbo e ai murales barocco-mitologici di Ozmo confondendosi in uno stile nuovo nato dalle ceneri dello “spettacolo moderno” e del primitivismo “bruto” e informale di Dubuffet. Con questa mostra abbiamo voluto dar vita alla con-fusione del melting-pot-street-art infrangendo percorsi narrativi standard e fondendo nuove forme e stili.